Il sangue prelevato, ozonizzato e poi reinfuso attraverso la grande autoemoinfusione, è in grado di spezzare la resistenza antimicrobica, restituendo efficacia agli antibiotici. Il protocollo Sioot è indicato nelle infezioni periprotesiche di qualunque distretto.

Le infezioni post operatorie in ortopedia, in particolare successive all’inserimento di una protesi, rappresentano una complicanza temibile per i rischi a cui espongono, primo tra tutti la necessità di rimuovere sia le componenti protesiche sia il cemento osseo. Più frequenti nei pazienti diabetici, gravemente obesi (Bmi superiore a 35), in terapia con immunosoppressori, oppure con deficit circolatori, malnutriti o, ancora, reduci da un trattamento di chemioterapia o colpiti da una patologia oncologica, richiedono una gestione appropriata e anche l’attuazione di un’ottimale strategia preventiva.

Come noto la principale risorsa terapeutica è rappresentata dalla somministrazione di antibiotici sistemici, che purtroppo sempre meno frequentemente assicurano il risultato atteso. A volte il fallimento della profilassi antibiotica, così come della terapia che viene prescritta in caso di infezione conclamata, è dovuto alla resistenza antimicrobica che l’Oms ha già definito la “pandemia silenziosa” e che le autorità sanitarie indicano come una della più grandi minacce per la salute pubblica globale.

Al riguardo nel maggio 2024 EpiCentro, ovvero il portale dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato all’epidemiologia per la sanità pubblica, ha pubblicato la lista aggiornata dei principali batteri antibiotico resistenti a livello globale. Fanno parte dell’elenco 15 famiglie di batteri che includono 24 agenti patogeni, tra cui Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa e Mycobacterium tubercolosis.

Il ruolo dell’ozono
L’ozonoterapia per via endovenosa, praticata secondo il protocollo della Società scientifica di ossigeno-ozonoterapia (Sioot), che comprende materiali e metodi, costituisce l’unica arma di cui attualmente si dispone per risolvere la resistenza agli antibiotici. L’ipotesi dell’efficacia dell’ozono per contrastare la resistenza antimicrobica è stata formulata in seguito a uno studio pubblicato nel 2002 sulla rivista Science (1), grazie a cui è stato dimostrato che il sistema immunitario per contrastare i batteri patogeni produce anche molecole di ozono, le quali agiscono provocando la rottura sia della loro parete, sia della sottostante membrana cellulare.

L’ozonoterapia secondo i protocolli validati dalla Sioot si configura dunque come una preziosa alleata degli antibiotici: si può dire che predisponga i batteri a esserne debellati in modo drastico, consentendo dunque una guarigione rapida anche dalle infezioni dovute ai germi attualmente più temibili in relazione all’antibiotico resistenza. Vale la pena di sottolineare ancora una volta che la metodica, di cui peraltro sono stati pubblicati articoli in alcune riviste scientifiche, non si sostituisce al farmaco ma agisce supportandone e favorendone l’azione terapeutica, fino a restituirgli l’efficacia di cui la resistenza antimicrobica può privarlo.

La via endovenosa è rappresentata dalla cosiddetta Gaei, acronimo di grande autoemoinfusione. La Gaei specificatamente utilizzata per trattare le infezioni post chirurgia protesica che si dimostrano ribelli all’antibiotico si basa su un preciso protocollo stilato dalla Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot) in collaborazione con l’Università Cattolica di Roma. Consiste nel prelevare 150 o 200 cc di sangue da una vena del braccio del paziente, per raccoglierlo in una sacca certificata espressamente per l’uso, in quanto priva di ftalati. Senza staccare l’ago del prelievo, il sangue viene arricchito con una miscela gassosa di ossigeno-ozono prelevata da uno specifico dispositivo medico, anch’esso debitamente certificato. Il sangue ozonizzato viene quindi reinfuso nella vena del paziente, la stessa da cui il sangue era stato prelevato, quindi mantenendo l’ago in situ per tutta la durata della procedura.

Il protocollo, applicabile alla cura delle infezioni periprotesiche di qualunque distretto, quindi di ginocchio, anca, spalla e caviglia, è stato pubblicato su BMJ Open (2).

Fonte: orthoacademy.it